Perché insegnare ai figli a fare il bucato li renderà adulti più felici

insegnare ai figli a fare il bucato
A 10 anni si può stendere il bucato come un grande…

No, non è perché se rimangono improvvisamente orfani sapranno come smacchiare la t-shirt con le paillettes effetto-ologramma, anche se non avranno nemmeno un pezzo di pane secco nel piatto: non viviamo in un romanzo di Dickens!

È importante che i bambini imparino a fare il bucato per almeno tre motivi…

Lavarsi un fazzoletto porta autostima

Il principio alla base di tutto il metodo montessoriano è “aiutami a fare da solo”: mettere i bambini in condizioni facilitate di fare quello che vedono fare noi gli dà il giusto senso di utilità e di partecipazione attiva all’organismo-famiglia in cui tutti sono necessari al benessere reciproco.

Piccoli lavori, grandi soddisfazioni

I bambini che scoprono di “saper fare” sono quelli che hanno avuto l’occasione di affrontare i primi sbagli, di imparare a gestirne la frustrazione, di portare pazienza e riprovare.

Mettendosi davanti un calzino che va strizzato bene prima di stenderlo (altrimenti gocciola sui piedini!) emerge il principio di causa-effetto: per questo è importante che il bucato sia vero, e non un gioco.

I bambini sono persone, e come tutte le persone sono fiere di avere delle responsabilità: non a caso la nostra stessa Costituzione si apre dichiarando che “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.

Il principio fondante su cui si regge è insomma la dignità, che deve essere riconosciuta dando doveri che rispettano i propri diritti… anche ai cittadini più piccoli!

Tradotto in termini pratici: diamo ai bambini una bacinella in cui possono sperimentare come si lava un loro paio di mutandine sapendo che ci saranno schizzi per terra e maniche bagnate, e che non devono essere sgridati per questo – sarebbe terribilmente ingiusto!

Maria Montessori parlava proprio del “Signor Errore” e di quanto fosse importante incontrarlo nella vita di ogni individuo.

Indipendenza vuol dire coraggio (e meno capricci)

Ogni volta che impariamo una cosa nuova, a qualsiasi età, conquistiamo una nuova indipendenza.

Con ogni nuova indipendenza conquistiamo la consapevolezza di poter fare da soli e – appunto – di non aver bisogno che gli altri si occupino di noi altrimenti saremmo abbandonati senza risorse.

Ogni successo portato a casa ci dà il coraggio di affrontare una nuova sfida: oggi è appendere un fazzolettino allo stendino, domani è l’esame di terza media, dopodomani chiedere un aumento di stipendio.

Ma non solo!

I capricci e le lagne nascono sempre da una richiesta che non può essere soddisfatta in autonomia: a volte inespressa perché non ha un vero oggetto del desiderio contingente, a volte strillata (“Voglio quella macchinina!”).

Ogni volta che un bambino si versa un bicchiere d’acqua conferma a se stesso che è in grado di cavarsela da solo, e questo è molto meglio che dire “Papà, ho sete” e aspettare che quel bicchiere venga elargito dall’alto.

È terrificante pensare, anzi sapere, che senza gli adulti non possiamo nemmeno bere, o avere la maglietta della squadra pulita e pronta per la partita del giorno dopo: capricci e lagne nascono quando testiamo dove possiamo arrivare con le nostre richieste per rassicurarci che saranno sempre soddisfatte.

Come dice l’antico detto cinese: dai un pesce a un uomo e mangerà per un giorno; insegnagli a pescare e mangerà per tutta la vita.

Leggi qui come insegnare ai bambini a fare il bucato a partire dai 18 mesi

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Sasha Carnevali è giornalista e food blogger; mamma di tre figli, nonna di un nipotino, moglie di un marito e amante di un cane e di un gatto, in “Consigli per l’USE” condivide i suoi trucchi per la gestione di una casa molto animata (e molto pelosa).

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